Santa Publia di Antiochia
Nobile vedova di Antiochia nel IV secolo, Publia fondò una comunità di vergini dedicata alla preghiera. Si distinse per il suo coraggio di fronte all'imperatore Giuliano l'Apostata, continuando a cantare salmi che denunciavano gli idoli nonostante le sue minacce. Per questo atto di fede, fu pubblicamente colpita dai soldati imperiali.
I suoi contemporanei
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SANTA PUBLIA DI ANTIOCHIA, BADESSA (IV secolo).
Introduzione e fonti
Il racconto della vita di santa Publia è riportato dallo storico Teodoreto, offrendo una testimonianza sulle comunità di vergini nel IV secolo.
Un episodio della vita di santa Publia , narrato da T eodoreto nella sua S toria ecclesiastica, ci fornisce preziose informazioni sulla costituzione interna delle comunità di vergini cristiane nel IV secolo.
Origini e discendenza
Proveniente da un'illustre famiglia di Antiochia, Publia divenne vedova prematuramente ed educò suo figlio Giovanni, che sarebbe diventato un sacerdote influente e rispettato.
«La città di Antiochia», dice questo storico, «contava allora, tra i modelli di virtù e di carità che la fede di Cristo aveva prodotto nel suo seno, una n obile vedova di nome Publia. Pro veniente da un'illustre famiglia, aveva perso il suo sposo nel fiore degli anni. Un figli o, G iovanni, le era rimasto da questa unione spezzata prematuramente dalla morte. Ma il figlio fu degno di sua madre. Si consacrò al servizio di Dio, divenne sacerdote e, durante una lunga carriera di dedizione e di sante opere, fu come il principe del clero di Antiochia, sebbene la sua modestia gli avesse fatto rifiutare a diverse riprese di salire sul seggio episcopale, dove i suffragi lo avevano chiamato. Publia riunì nella sua dimora una comunità di vergini che si impegnavano, con un voto perpetuo, a vivere nella castità e nell'obbedienza. Sotto la direzione della nobile vedova, le sante fanciulle attendevano alla preghiera e cantavano assiduamente le lodi del Signore. U n giorno, l'impera tore apostata passò davanti a questa pia casa. Udì le voci delle sante fanciulle che salmodiavano, alternando il coro. Prestò orecchio ai loro canti e colse queste parole di Davide: Similes sibi fiant qui faciunt ea, et omnes qui confidunt in eis: «Gli idoli delle nazioni sono d'argento e d'oro; sono l'opera peritura di una mano mortale». Poi l'altro coro riprese: Similes illis fiant qui faciunt ea, et omnes qui confidant in eis: «Diventino simili a loro, i fabbricatori di idoli e tutti coloro che li adorano!». Giuliano, irritato, diede ordine alle ver gini d i tacere e di non rinnovare più in futuro i loro canti sediziosi. Publia, senza tener conto dell'ingiunzione, fece cantare da tutte le voci il salmo LXVII: Exsurgat Deus et dissipentur inimici ejus: «Sorga Dio e i suoi nemici siano dispersi!». Il furore dell'apostata fu un rimedio. Mandò a prendere la maestra del coro. La venerabile maestra comparve davanti a lui. Senza rispetto per i suoi capelli bianchi e per la santità che traspariva dal suo volto, la fece schiaffeggiare dai soldati della sua scorta. L'eroica cristiana subì questo oltraggio benedicendo il Signore e rientrò nel suo ritiro, dove continuò i canti pii che un tempo calmavano i furori di Saïd, mentre allora eccitavano quelli di un imperatore apostata».
La comunità di vergini
Publia trasforma la sua dimora in un monastero di vergini votate alla castità, all'obbedienza e alla lode perpetua.
Estratto dalla Storia generale della Chiesa, del l'abate Darras. — Cfr. Teodoreto, Storia ecclesiastica, lib. II, cap. 14.
Confronto con l'imperatore
Durante il passaggio dell'imperatore Giuliano l'Apostata, la comunità canta salmi che denunciano l'idolatria, provocando l'ira del sovrano.
«La città di Antiochia», dice questo storico, «contava allora, tra i modelli di virtù e di carità che la fede di Cristo aveva prodotto nel suo seno, una nobile vedova di nome Publia. Proveniente da una famiglia illustre, aveva perso il marito nel fiore degli anni. Un figlio, Giovanni, le era rimasto da questa unione spezzata prematuramente dalla morte. Ma il figlio fu degno di sua madre. Si consacrò al servizio di Dio, divenne sacerdote e, durante una lunga carriera di dedizione e di sante opere, fu come il principe del clero di Antiochia, sebbene la sua modestia gli avesse fatto rifiutare a diverse riprese di salire sul seggio episcopale, dove i suffragi lo avevano chiamato. Publia riunì nella sua dimora una comunità di vergini che si impegnavano, con un voto perpetuo, a vivere nella castità e nell'obbedienza. Sotto la direzione della nobile vedova, le sante fanciulle attendevano alla preghiera e cantavano assiduamente le lodi del Signore. Un giorno, l'imperatore apostata passò davanti a questa pia casa. Udì le voci delle sante fanciulle che salmodiavano, alternando il coro. Prestò orecchio ai loro canti e colse queste parole di Davide: Similes sibi fiant qui faciunt ea, et omnes qui confidunt in eis: «Gli idoli delle nazioni sono argento e oro; sono opera peritura di mano mortale». Poi l'altro coro riprese: Similes illis fiant qui faciunt ea, et omnes qui confidant in eis: «Diventino simili a loro, i fabbricatori di idoli e tutti coloro che li adorano!». Giuliano, irritato, diede ordine alle vergini di tacere e di non rinnovare più in futuro i loro canti sediziosi. Publia, senza tener conto dell'ingiunzione, fece cantare a tutte le voci il salmo LXVII: Exsurgat Deus et dissipentur inimici ejus: «Sorga Dio e i suoi nemici siano dispersi!». Il furore dell'apostata fu un rimedio. Mandò a prendere la maestra del coro. La venerabile maestra comparve davanti a lui. Senza rispetto per i suoi capelli bianchi e per la santità che spirava dal suo volto, la fece schiaffeggiare dai soldati della sua scorta. L'eroica cristiana subì questo oltraggio benedicendo il Signore e rientrò nel suo ritiro, dove continuò i canti pii che un tempo calmavano i furori di Saul, mentre allora eccitavano quelli di un imperatore apostata».
Il supplizio e la fedeltà
Arrestata e colpita dai soldati per ordine dell'imperatore, Publia sopporta l'oltraggio con serenità e prosegue i suoi canti sacri.
«La città di Antiochia», dice questo storico, «contava allora, tra i modelli di virtù e di carità che la fede di Cristo aveva prodotto nel suo seno, una nobile vedova di nome Publia. Proveniente da una famiglia illustre, aveva perso il suo sposo nel fiore degli anni. Un figlio, Giovanni, le era rimasto da questa unione spezzata prematuramente dalla morte. Ma il figlio fu degno di sua madre. Si consacrò al servizio di Dio, divenne sacerdote e, durante una lunga carriera di dedizione e di sante opere, fu come il principe del clero di Antiochia, sebbene la sua modestia gli avesse fatto rifiutare a diverse riprese di salire sul seggio episcopale, dove i suffragi lo avevano chiamato. Publia riunì nella sua dimora una comunità di vergini che si impegnavano, con un voto perpetuo, a vivere nella castità e nell'obbedienza. Sotto la direzione della nobile vedova, le sante fanciulle attendevano alla preghiera e cantavano assiduamente le lodi del Signore. Un giorno, l'imperatore apostata passò davanti a questa pia casa. Udì le voci delle sante fanciulle che salmeggiavano, alternando il coro. Prestò orecchio ai loro canti e colse queste parole di Davide: Similes sibi fiant qui faciunt ea, et omnes qui confidunt in eis: «Gli idoli delle nazioni sono d'argento e d'oro; sono l'opera peritura di una mano mortale». Poi l'altro coro riprese: Similes illis fiant qui faciunt ea, et omnes qui confidant in eis: «Diventino simili a loro, i fabbricatori di idoli e tutti coloro che li adorano!». Giuliano, irritato, diede l'ordine alle vergini di tacere e di non rinnovare più in futuro i loro canti sediziosi. Publia, senza tener conto dell'ingiunzione, fece cantare da tutte le voci il salmo LXVII: Exsurgat Deus et dissipentur inimici ejus: «Sorga Dio e i suoi nemici siano dispersi!». Il furore dell'apostata fu un rimedio. Inviò a catturare la maestra del coro. La venerabile maestra comparve davanti a lui. Senza rispetto per i suoi capelli bianchi e per la santità che spirava dal suo volto, la fece schiaffeggiare dai soldati della sua scorta. L'eroica cristiana subì questo oltraggio benedicendo il Signore e rientrò nel suo ritiro, dove continuò i canti pii che un tempo calmavano i furori di Saul, mentre allora eccitavano quelli di un imperatore apostata».
Riferimenti
Il testo si basa sulla Storia generale della Chiesa dell'abate Darras e sulla Storia ecclesiastica di Teodoreto.
Estratto dalla Storia generale della Chiesa, dell'abate Darras. — Cfr. Teodoreto, Storia ecclesiastica, lib. II, cap. 14.
Iconografia
Segni e attributi
Entità
Rete del racconto
I nomi, luoghi e concetti più presenti nella scheda, pesati per centralità nel testo.
Domande frequenti su Santa Publia di Antiochia
Chi era Santa Publia di Antiochia?
Nobile vedova di Antiochia nel IV secolo, Publia fondò una comunità di vergini dedicata alla preghiera. Si distinse per il suo coraggio di fronte all'imperatore Giuliano l'Apostata, continuando a cantare salmi che denunciavano gli idoli nonostante le sue minacce. Per questo atto di fede, fu pubblicamente colpita dai soldati imperiali.
Come si riconosce Santa Publia di Antiochia nell’arte cristiana?
Nell’iconografia, Santa Publia di Antiochia è riconoscibile da: capelli bianchi e salterio.
Quali santi furono contemporanei di Santa Publia di Antiochia?
Tra i suoi contemporanei figurano: San Biagio, Sant'Ilario di Poitiers, San Basilio Magno (Arcivescovo di Cesarea) e San Baudilio.
Quando morì Santa Publia di Antiochia?
Santa Publia di Antiochia morì verso il 400.
Chi sono i familiari di Santa Publia di Antiochia?
Familiari di Santa Publia di Antiochia: Jean (figlio).
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Matrimonio e nascita di suo figlio Giovanni
- Vedovanza precoce
- Fondazione di una comunità di vergini ad Antiochia
- Confronto con l'imperatore Giuliano l'Apostata
- Oltraggio pubblico (schiaffeggiata dai soldati) per ordine dell'imperatore
Citazioni
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Similes illis fiant qui faciunt ea, et omnes qui confidant in eis
Salmi (citato da Teodoreto) -
Exsurgat Deus et dissipentur inimici ejus
Salmo 67